Il Governo Prodi è caduto
Una bella giornata, quella di oggi. Le Borse finanziarie bruciano circa 440 miliardi di euro gettando le basi per una recessione economica sempre più vicina, Mastella lascia la maggioranza di governo gettando Prodi in mezzo alla strada, De Gennaro dice che per Napoli servirebbe una pattumiera di un milione di tonnellate per gettare tutti i rifiuti prodotti. Secondo voi, cosa pensano all’estero del nostro paese? Come? Non siamo un paese? Forse avete ragione anche voi. Di certo, ora si può voltare pagina.
E col senno di poi, la Mortadella non mi è mai piaciuta, tanto meno tutte le sue varianti.
Fabrizio Goria
Gli studenti contro Prodi
Gli studenti italiani scendono in piazza per manifestare la loro insoddisfazione contro il ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, colpevole di aver modificato al ribasso la scuola pubblica e l’università.
130 cortei in tutt’Italia. Questo è il risultato della protesta organizzata dalle associazioni studentesche (Rete degli studenti, Unione degli studenti e Studenti di sinistra) per dire basta alle modifiche previste dalla Finanziaria per il comparto educativo. «Saremo in piazza per chiedere al governo di mantenere le promesse fatte al movimento degli studenti medi e universitari. Non saremo in piazza con vaghe parole d’ordine, ma con richieste ben precise, per rendere scuola e università priorità praticate e non solo enunciate. Chiediamo più risorse in finanziaria per scuola e università, per la didattica e l’edilizia; una legge nazionale sul diritto allo studio e la copertura delle borse di studio; il superamento della legge 264/99 sul numero chiuso all’università garantendo l’accesso e la legalità; democrazia e diritti per gli studenti nei luoghi della formazione, ma anche per chi affronta stage formativi presso le aziende» recita la nota congiunta delle organizzazioni degli studenti. Il ritratto che arriva dalle scuole è ben noto: totale mancanza di polso da parte dei professori, baronismo, competenze acquisite ridotte al lumicino, competitività nulla. Quello che fa riflettere è, tuttavia, l’origine della protesta. Gli studenti in piazza sono prevalentemente di sinistra, in netto disaccordo con il governo, colpevole, secondo loro, di aver reintrodotto metodi antidiluviani come gli esami di riparazione. Peccato che il vero problema non sia tanto il metodo, ma quello che gli è intorno.
Il mestiere di insegnante, fino a pochi anni fa, era considerato uno di quelli più rispettabili. Ogni comunità ruotava intorno a quelle quattro o cinque professioni: insegnante, sacerdote, sindaco e medico. Per ricordare l’importanza del professore basti pensare a tutta la letteratura che ha visto come protagonista proprio un insegnante, da Rosso Malpelo di Verga a Cuore di De Amicis. Con gli anni, specialmente dopo il ’68 e l’onda lunga di anarchismo derivata da esso, il valore è andato scemando fino a diventare quello che è tuttora. Una professione frustrante, con poche soddisfazioni e sempre sugli scudi, a stretto contatto con studenti che hanno perso ogni rispetto per l’autorità. Proprio gli stessi studenti che ad ogni minima occasione possibile, scendono in piazza a manifestare contro tutto e tutti, trasversalmente. Osservando la fenomenologia dei cortei, l’80% dei ragazzi vi partecipa soltanto per saltare un giorno di lezione e per commettere azioni trasgressive come fumare hashish. Questa è la cultura imperante nella scuola pubblica, in cui le organizzazioni studentesche di sinistra la fanno da padrone grazie alla facile malleabilità delle menti dei ragazzi. Immagini iconografiche come quelle di Che Guevara o Bolivar che campeggiano sulle t-shirt degli studenti, che ignorano il significato sanguinario che si nasconde dietro ad una semplice maglietta. Si, perché è l’ignoranza ad essere la caratteristica principale dell’alunno medio italiano. Ignoranza non soltanto politica e storica, ma anche in tutte le altre materie previste. Oltre a questo c’è anche spazio per l’idea di andare contro quello che considerano il Sistema, in altre parole la classe politica, con una protesta che di costruttivo ha ben poco. Allo stesso modo, sono scesi in piazza contro Fioroni, esattamente come hanno manifestato contro Letizia Moratti, quando era ministro della Pubblica Istruzione sotto il governo Berlusconi. Se si analizzano le due proteste, come non trovare gli stessi temi, le stesse motivazioni? Allora ci dev’essere qualcosa che non quadra, dato che Fioroni riporta la scuola in uno stadio primordiale, salvando solo gli esami di riparazione e la bocciatura nel caso non siano promossi. Questo perché è giusto creare una selezione naturale nella vita scolastica dello studente, per evitare che si cresca con grandi lacune. La colpa dell’inefficacia del sistema dei debiti formativi è da ricercarsi nei singoli istituti, colpevoli di aver introdotto un laissez faire dannoso e controproducente. Ogni alunno sapeva benissimo che il debito non sanato non avrebbe inciso eccessivamente sulla sua carriera. Questo perché non vi erano controlli a monte: se i professori erano i primi a non controllare, gli studenti si sentivano legittimati a contrarre i debiti formativi.
Una soluzione per far giungere il mondo scolastico italiano a quello del resto d’Europa può essere quella di rivoluzionarlo in modo radicale. I professori potrebbero essere sullo stile statunitense, assunti a tempo determinato (in genere due anni), con la possibilità di rinnovo del contratto e con metodi di controllo interno semestralmente. Il lavoro sarebbe controllato tramite obiettivi raggiunti e percentuale di studenti con alto profitto reale. Dall’altra parte, lo studente dovrebbe avere una sorta di piccolo esame di fine anno, per verificare l’effettiva acquisizione delle competenze per accedere all’anno successivo. Nel caso risultassero inferiori al 70% dei programmi scolastici dell’anno, scatterebbe un ammonimento, con la possibilità di sanare il restante 30% a settembre. La scuola come un’azienda? Certamente si, dato che i giovani che si affacciano sul mondo del lavoro risultano indisciplinati e particolarmente carenti dal punto di vista delle competenze. Quello proposto è un sistema che può causare grandi proteste, ma si avrebbe la certezza di creare un settore al pari delle altri nazioni del mondo, in modo che possa essere un incubatore di cervelli, impedendo che questi debbano recarsi verso altri lidi per poter lavorare con profitto.
Ironico che siano proprio gli studenti di sinistra i soli a scendere in piazza contro Prodi e Fioroni. Molti, tuttavia, non potranno che ringraziare il premier ed il ministro. Avranno saltato un giorno da scuola, avranno fatto un breve ponte di vacanza ed avranno trasgredito un po’ la legge fumando qualche spinello. Perché altrimenti non è protesta contro il Sistema.
Il miracolo di Prodi
Prodi durante la campagna elettorale del 2006 aveva promesso che avrebbe portato l’unità in un paese dilaniato da divisioni costanti. Giovani e vecchi, ricchi e poveri, lavoratori e disoccupati erano solo delle categorie in contrasto. Ora, con la Finanziaria 2008, sembra aver raggiunto il suo obiettivo.
Si, perché difficilmente si possono trovare degli esempi più lampanti del senso di unità nazionale, per uno scopo comune, il bene del paese. Erano anni che non si vedevano colloquiare amorevolmente sul futuro politico italiano gli esponenti della sinistra progressista ed i liberisti, i cattolici con gli atei (o agnostici), i conservatori con i socialisti. Molti, leggendo i quotidiani nazionali, possono immaginare che qualcosa sta davvero cambiando, in barba a tutti i girotondini ed ai grillini dell’ultim’ora, capaci solo di destabilizzare un assetto che sta trovando la sua quadratura. Ma Prodi non è riuscito solo nell’intento di unire all’ennesima potenza i cittadini ma anche le organizzazioni e le istituzioni internazionali. Basta scorgere quello che viene scritto dai giornalisti o dagli analisti finanziari di mezzo mondo per quanto riguarda la Finanziaria 2008, quella che è stata giudicata all’unanimità dalla comunità internazionale. Infinita la lista delle istituzioni che hanno contribuito a dare la loro opinione sulla manovra economica italiana: Ue, Bce, Fmi, Ocse, Moody’s, Fitch, Standard & Poor’s, Confindustria, Istat, Isae e la lista potrebbe aumentare ancora. Giudizio unanime, si scriveva, ed è un evento da ricordare; a memoria non si rammenta un esempio di tale portata. Tuttavia, come non citare anche le parti sociali, sempre pronte a tutelare il cittadino durante la sua vita civica, per addentrarsi nella burocrazia, o semplicemente nella socialità, con la sicurezza di non essere mai da solo. Unanime anche il giudizio di Cgil, Cisl ed Uil, i principali sindacati italiani, e persino delle associazioni dei consumatori come Adusbef e Federconsumatori, in genere restie alle posizioni economiche dettate dal governo, qualsiasi esso sia. Non dobbiamo nemmeno dimenticare tutte le categorie di giovani lavoratori, sempre sugli scudi per colpa del precariato che ha reso impossibile la progettazione di una vita dignitosa, che finalmente hanno dimenticato la lotta di classe ed ogni tanto possono anche parlare al loro datore di lavoro, che si degna addirittura di girarsi per vedere da che punto giunge la voce che lo disturba. Anche i pensionati sono contenti perché nella nuova legge Finanziaria, ci saranno molte iniziative a loro favore, per aumentare, seppur di poco, il loro tenore di vita, magari che gli possa permettere di riassaporare quella pizza che da tanto, troppo, tempo non addentano più. Allo stesso modo, i ricchi saranno orgogliosi e fieri di pagare le tasse, che tanto «è bellissimo», secondo il ministro del Tesoro, Tommaso Padoa Schioppa, e così facendo contribuiranno alla crescita del paese e di colpo diventeranno anche filantropici, aiutando le classi, ops, le persone più deboli, magari senza fissa dimora, che arrivano in Italia da nazioni come la Romania. E poco importa se i crimini aumentano anche grazie a loro, se stuprano qualche donna, se da ubriachi uccidono qualche innocente sulla strada, se rubano negli esercizi commerciali. Poverini, dobbiamo aiutarli e li aiuteremo.
Questo perché Prodi, come aveva promesso nella campagna elettorale del 2006, ha portato la felicità nell’animo delle persone che vivono in Italia, come se questo fosse un piccolo Bengodi. Un paese che con la manovra economica potrà riprendere il posto che gli spetta sul quadro internazionale, un paese che sarà all’avanguardia della tecnica (come la famosa casa automobilistica…) e dell’innovazione, che invece di far fuggire i premi Nobel all’estero li accoglierà con strutture eccellenti. Prodi è riuscito in tutto questo in poco meno di due anni. In questo brevissimo lasso di tempo ha fatto ciò che nessuno era riuscito, nemmeno Berlusconi, con tutte quelle sue televisioni. Prodi ha riunito l’Italia, dopo Garibaldi, anche il Professore campeggerà su francobolli, libri, statue, quadri.
Già, peccato che Prodi abbia unito l’Italia contro di sé e del suo governo. Ma non diteglielo!
Ed io difendo Mastella…
Dopo la trasmissione televisiva Ballarò, il Mastella nazionale ha detto stop agli attacchi che lo vedevano protagonista unico di quel settore che è stato denunciato dal bestseller di Rizzo e Stella, la Casta, appunto. Per chi si fosse perso il programma, ricordo di come il ministro è stato preso di mira, non solo dagli ospiti presenti in studio ma anche da quelli del centrosinistra, capeggiati dal conduttore Giovanni Floris. Quest’ultimo incalzava a ripetizione Mastella con domande tendenziose, volutamente provocatorie, mettendo in crisi più volte il nostro fino al punto che non è stata pronunciata una frase pesante, dettata dal clima che si era fatto a senso unico. «Non farò la fine di Craxi che è andato in esilio, né quella di Biagi. » tuona il ministro a chi lo attacca. E sinceramente, è difficile non condividere lo sfogo dopo due ore di trasmissione in cui il senso è stato solo uno, contro Mastella. Quest’ultimo è stato incalzato su temi personali, come la moglie, i figli ed una presunta fidanzata. Si è parlato solo ed esclusivamente del volo di Stato con cui si è recato in quel di Monza per assistere al GP di Formula 1 e premiare il terzo classificato. Quello che ha fatto, ovviamente, è riprovevole, ma si deve anche essere oggettivi e non scaricare le colpe solo su una persona, dato che il libro di Stella e Rizzo, che sta causando molti malumori nella classe politica del paese, non riguarda solo una componente partitica, ma è estremamente trasversale. E tali devono essere le colpe. Mastella ha sbagliato nell’utilizzare l’aereo di Stato, quando poteva utilizzare mezzi alternativi, ma pare ingiustificato tutto l’attacco mediatico che gli sta piovendo addosso.
La colpa, semmai, è da ricercare in un comportamento lassista e diffuso che pervade le aule di Montecitorio o di Palazzo Chigi. I privilegi ci sono sempre stati, dal piccolo paese alla grande città e non può essere un libro a portare la Rivelazione degli sprechi e dell’esistenza di una serie di favoritismi all’interno della politica italiana. Con questo non intendo difendere la classe politica, ma soltanto mettere un po’ di oggettività laddove non la mettono certi giornalisti che sembrano comici e comici che assomigliano a giornalisti. L’Italia è uno dei paesi al mondo in cui il giornalista è tendenzioso all’inverosimile. Questo si può notare osservando il comportamento di Floris, Santoro, Travaglio. Tutti opinionisti, piuttosto che giornalisti. Sempre alla ricerca di un mostro contro cui combattere, di un capro espiatorio per tutte le colpe. Ed il ministro della Giustizia è proprio questo per loro. Peccato che i privilegi, il clientelismo e lo scambio di favori siano vecchi quanto i dinosauri. Sempre si è cercata la scorciatoia e certamente non è colpa del Mastella di turno se questo accade, è causa di un sistema molto più corrotto e complesso di quello che ci fanno vedere certi pseudo giornalisti. Un sistema che deve essere sradicato alla base culturale, con perizia chirurgica, non con le mannaie da macellaio. La Casta esiste, ma non si deve correre il rischio di rappresentarla solo con il primo fesso del villaggio che ci si para davanti. Così è stato fatto per Tangentopoli ed i risultati si sono visti: insieme a tanti colpevoli, sono stati castigati anche innocenti come Formica, mai risarcito per gli abusi e le vessazioni subite.
Mastella ha sbagliato, ma l’oggettività deve essere il valore condiviso da tutti. Questo per evitare vittime che hanno la sola colpa di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Per ora, le colpe le stanno avendo in primis certi giornalisti, che pur di sbattere in trasmissione il mostro sarebbero capaci di disconoscere la loro madre, adducendo la scusa che in lei avevano da sempre notato comportamenti anormali.
Grillo non mi piaceva nemmeno da comico
Dopo che su Beppe Grillo è stato scritto tutto ed il contrario di tutto, intervengo anche io a portare il mio punto di vista sul tema V-Day. Un vento, quello portato da Grillo, che ha stravolto destra ma soprattutto sinistra. Ma i cittadini sono davvero con il comico genovese prestato alla politica?Si, perché di politica si tratta. Della più facile, ammiccante e populista, ovviamente, ma sempre politica. Quando si cerca di risolvere un problema che diventa di pubblico interesse, in quel preciso istante, si fa politica. Quindi Grillo la fa, volente o nolente. Il problema dei costi dello Stato italiano, gli sprechi, le inefficienze, l’arretratezza del sistema Italia rispetto al resto d’Europa. Questi sono fra i problemi che hanno portato in piazza circa 300mila persone per vedere un comico reso celebre da un blog, esattamente come questo, e da una serie innumerevole di sparate a zero su molti temi, senza peraltro che il nostro ne conoscesse bene nemmeno uno. Dall’auto ad idrogeno all’antipolitica, il genovese più chiacchierato negli ultimi giorni ha sempre veleggiato seguendo un solo filo conduttore, quello dell’ammiccamento verso la gente, verso chi è meno dotto, generalista e demagogo, Grillo è andato avanti portando la voce dell’ignoranza sul palco di Bologna, da cui è partito il Vaffanculo-Day. Un evento che, non lo nego, ha portato un po’ di colore in un periodo politico in cui la noia era la padrona indiscussa. Nei giorni successivi alla manifestazione abbiamo osservato, infatti, ad una serie di dichiarazioni, contro-dichiarazioni, accuse e quant’altro da parte di ogni componente partitica. La sinistra, sentitasi presa di mira, ha prodotto una delle più belle pagine di difesa politica degli ultimi anni. Prima hanno prodotto ed alimentato il sentimento dell’antipolitica, accusando il governo Berlusconi di clientelismo e colpevolizzando per ogni sua opera, poi hanno controbattuto a Grillo che non si può e non si deve fare del populismo in questo modo. Forse si sono sentiti presi in causa, specie quando il popolo di Grillo mostrava il suo dissapore con i privilegi della Casta.
Ma il vento portato dal comico ha dell’altro, per chi si sente davvero stufo della politica odierna. Ha il sapore di beffa, dato che il nostro ha deciso di proporre le proprie liste (col bollino di autenticità…) nelle prossime elezioni comunali. Ma come? Proprio lui che non vuole nemmeno sentire il termine, si getta in politica? Un po’ contraddittorio, non credete? Ma quello che deve stupire è la violenza. La violenza generata e perpetrata dal comico per portare in piazza il malcontento di molti ma non tutti. Una violenza gratuita, liceizzata da un comico che non mi piaceva nemmeno prima, quand’era quello che è in realtà. Una violenza che produce un senso di ribrezzo, per un alzarsi di toni totalmente ingiustificato. Chi ritiene di aver trovato, da un giorno all’altro, la Verità non l’ho mai guardato di buon occhio. Grillo è uno di questi. Una persona che punta soltanto ad interessi personali, utilizzando un mezzo pericoloso come quello dei media, esattamente come qualcuno a sinistra diceva di un certo Berlusconi. Con la piccola differenza che quest’ultimo è rimasto al governo per l’intera legislatura, unico caso in 60 anni di repubblica. Grillo è solo un altro esempio di come si può sfruttare l’ignoranza della massa a proprio piacimento. E di quanto la gente sia pronta a farsi abbindolare dal primo che promette la pillola dell’eterna giovinezza.
Smettiamola con queste polemiche inutili, Grillo è quello che è. Un comico che ha perso la bussola e si crede di poter cambiare il mondo con un blog. No, perché se così fosse, allora domani potrei lanciare anche io il mio programma. Ma dato che mi ritengo una persona coscienziosa e realista, so che sarebbe come cercare di svuotare il mare con uno scolapasta. Beh, forse il comico genovese, ha un bicchiere al posto del mio scolapasta.


