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Economics, Politics, Italy

L’Europa s’è svegliata in ritardo, ma almeno ha fatto qualcosa di sensato

Jean-Claude Trichet

Jean-Claude Trichet

Fuoco di paglia o fine del tunnel? Le misure adottate dall’Europa per uscire dalla crisi dei mutui hanno dato una notevole scossa al mercato nella giornata di lunedì, ma non vi è la certezza che la tempesta sia terminata. Per fortuna, almeno a livello italiano, si è agito con una responsabilità insperata.
470 miliardi di euro dalla Germania, 360 mld dalla Francia, un centinaio dalla Spagna per circa 1300 miliardi complessivi con un solo scopo in testa, ridare fiducia a mercati che da oltre un anno sembrano navigare a vista. Questo in sostanza è quello che hanno fatto i governi europei per una duplice ragione: arginare le crisi di liquidità degli istituti di credito e fornire una valida soluzione ai crolli borsistici peggiori dal 1987. Proprio la mancanza di fiducia è uno dei problemi principali per il mondo finanziario, come dimostrano i dati relativi al tasso Euribor, schizzato ai massimi degli ultimi anni e costantemente sopra il 5%, con forti ripercussioni anche sul mercato dei mutui a tasso variabile. Anche la Bce ha deciso di coadiuvare queste misure, con la decisione di fornire liquidità illimitata alle banche che ne faranno richieste, tramite aste a 7, 28 o 84 giorni con tasso fisso, annunciato prima dell’asta stessa. A ruota hanno aderito anche Bank of England, Federal Reserve e la banca centrale svizzera. Nobile ed importante gesto, anche se il rischio di crear un circolo vizioso di indulgenza creditizia, legittimando di fatto le richieste di denaro sonante da parte delle banche, è molto elevato. Le borse hanno reagito con un rimbalzo notevole, con guadagni percentuali a doppia cifra, come Piazza Affari che sul Mibtel ha fatto registrare un incremento del 10,93% durante la seduta del 13 ottobre. Sulla stessa linea le altre piazze mondiali, che per un giorno hanno respirato a pieni polmoni, anche se la paura che queste misure non bastino è reale, dato che gli indici azionari statunitensi ed asiatici hanno voltato nella notte verso il segno meno, nemmeno in modo troppo leggero.
Sul fronte italiano, si è agito in modo più cauto e consapevole della situazione particolare del sistema bancario nazionale. Garanzia statale dei depositi bancari, possibilità di ricapitalizzazione degli istituti di credito con valutazione del singolo caso e concessione di garanzie sull’emissione di obbligazioni bancarie (entro il 31 dicembre 2009) per cinque anni, scambio fra titoli di stato e bond: sono queste le più importanti innovazioni che hanno visto la luce nel varo del decreto legge presentato congiuntamente dal Tesoro e da Bankitalia. Il governatore di quest’ultima, Mario Draghi, ha puntato il dito sulla fiducia:«Il problema è il tasso Euribor, le banche non si fidano l’una delle altre e speriamo che dopo queste azioni, possa scendere ben sotto il 5%». L’Italia si dimostra meno indulgente nei confronti dei responsabili della crisi, cercando di limitare la bieca iniezione di denaro. C’è da considerare, tuttavia, la diversità del nostro sistema rispetto a quelli anglosassoni, fattore che è stato determinante nella composizione del DL e che forse ci permetterà di risultare quasi immunizzati contro il virus subprime.
Quella che rimane è la certezza che la crisi in atto è ancora lontana dalla sua fine. Fintanto che non saranno emerse tutte le svalutazioni relative ai subprime, non si potrà avere una reale consistenza della ripresa. Purtroppo, il pericolo è che i 1300 miliardi di euro messi in campo siano stati solamente un’illusione, esattamente come i guadagni di borsa dello scorso lunedì. Il mercato è ancora molto instabile e la volatilità troppo elevata per guardar con ottimismo al prossimo futuro. Le nuove stime di crescita del World Economic Outlook dell’IMF sono state abbondantemente ribassate e, presumibilmente, lo saranno ancora nei prossimi mesi. L’Europa ha però iniziato quello che doveva fare molto tempo fa, utilizzar il proprio ruolo di vantaggio rispetto agli Usa nelle prime fasi della crisi. Bene, cioè male, perchè lo ha fatto in ritardo e tramite una forte inondazione di capitali, in barba al suo credo storico sulla stabilità dei prezzi.
Le prossime settimane saranno fondamentali per comprendere la bontà delle operazioni europee. Il sentore è che questa pillola possa non bastare per curar una malattia ben più grave dell’anamnesi. Per fortuna, almeno a livello italiano, si possono dormire sonni tranquilli, per ora.

Da L’Occidentale del 15 Ottobre 2008

October 16, 2008 - Posted by FG | Business, Economics, World | | No Comments

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