Addio, vecchia Finanziaria!

Con l’insediamento del quarto governo Berlusconi il cambio di strategia politica ed economica era nell’aria. E’ in atto una svolta che parte dalla Pubblica Amministrazione e che passa anche per la legge finanziaria. Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, e Renato Brunetta, titolare della Funzione Pubblica, hanno iniziato fin da subito a tracciare le linee guida per il futuro dell’unica legge statale che deve necessariamente essere approvata entro la fine dell’anno solare. Proprio Tremonti ha ribadito più volte che una legge di bilancio che occupa i lavori del parlamento da settembre a dicembre «è un film dell’orrore che non voglio più proiettare». A tal proposito ha previsto, con Brunetta, un netto riassetto di essa, programmando i lavori (e la spesa) per i prossimi tre anni. Si prevede infatti una spesa complessiva di 36 miliardi di euro in tre anni per portare il nostro paese al pareggio di bilancio entro il 2011. Una mossa subito applaudita dall’Ue, che ha accolto con piacere il tentativo di snellimento del processo legislativo italiano, almeno dal punto di vista delle spese previste. Basta ricordare lo scempio di spese concernenti le due manovre economiche prodotte dal governo Prodi per capire come 12 miliardi all’anno siano un obiettivo tanto ambizioso quanto inaudito nella nostra penisola, abituata a tutt’altre cifre.
La nuova strada sembra sempre più quella di uno scorporo della Finanziaria in tre tronconi: un provvedimento legislativo da affiancare al Documento di programmazione economico-finanziaria (Dpef) e da presentare entro l’estate, la vera legge di bilancio entro settembre ed infine un collegato riguardante il federalismo fiscale entro l’anno. L’obiettivo è fattibile e punta all’eliminazione di tutte le consuetudini finora vigenti. Proprio per la sua natura la Finanziaria, negli anni, era stata utilizzata come contenitore di ogni genere di spese, comprese quelle di mera gestione amministrativa del parlamento. Inoltre le lotte fra gli scranni bloccavano il processo innovativo del paese, considerato che per quasi due mesi non si lavorava se non sulla legge di bilancio. Ma ora siamo in una congiuntura economica molto particolare e questo Tremonti e Brunetta lo hanno ben chiaro. Servono scelte coraggiose, ma coscienziose. L’Italia che lavora e che suda vede il suo potere d’acquisto assottigliarsi sempre più, colpito da tassi inflattivi che hanno raggiunto le cifre record degli ultimi 12 anni. La crescita, nonostante le rassicurazioni di Confindustria e Bankitalia, è prossima allo zero e, per una volta tanto, anche la famigerata Casta ha deciso di compiere un giro di vite sugli sprechi.
Dopo i due anni di governo di Romano Prodi, in cui la crescita economica sostanziosa non è stata sfruttata nei modi e nei tempi dovuti, l’obbligo morale è quello di ridare credito alle famiglie. Questo perché non sempre si può guardare alla nazione solo con gli occhi delle banche o dei banchieri, quando gli altri settori istituzionali non riescono più a garantirsi la propria sopravvivenza. E purtroppo è questo il caso italiano, anche se pochi, troppo pochi, ne parlano e ne scrivono. Imprese strozzate dal fisco, famiglie ingabbiate da mutui e prezzi al consumo, istituzioni che continuano a spendere più di quello che guadagnano. Le correzioni necessarie saranno portate, anche in termini di libertà economica, per un mercato con maggior efficienza ed efficacia, ma la strada tracciata sembra essere quella giusta. I numeri per portar avanti il lavoro interrotto due anni fa sono presenti, ora si tratta solo di mettere in atto le idee.

Da Ragionpolitica.it del 12 Giugno 2008

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