I primi dieci giorni di Scajola

Nel quarto governo di Silvio Berlusconi, Claudio Scajola riveste un ruolo di primo piano: ministro dello Sviluppo Economico. Scajola ha iniziato nel migliore dei modi il suo lavoro, cercando di analizzare con cura lo stato della nostra economia e dei suoi limiti strutturali e portando con sé una grossa dote di understatement. Il suo primo compito è stato quello di osservare l’escalation del costo dei carburanti nel nostro paese, in parte derivato anche dal termine dello sconto imposto dal governo Prodi (-2 cent/litro). In effetti, siamo stati spettatori di un fenomeno suggestivo sulle nostre strade ed autostrade: il costo della benzina è stato raggiunto da quello del gasolio. In molti distributori della rete nazionale i due prezzi sono ormai alla stessa quota, intorno ad 1,49 euro per litro di carburante, con il petrolio che nella borsa-merci di New York si avvicina sempre più ai 130 $, ormai la prossima soglia psicologica dei traders. A tal proposito, a Scajola è bastato guardare subito fuori dei confini nazionali per capire la situazione italiana: «C’è la necessità di interventi di tipo strutturale, anche per far rientrare la procedura di infrazione europea per i vincoli all’installazione di distributori di carburanti». Sì, perché siamo uno degli Stati con il più alto costo dei carburanti in tutta l’Ue ed il nostro mercato risulta ancora troppo obsoleto per alimentare una sana concorrenza fra gli attori in gioco. Infatti il neo ministro, dopo l’incontro con l’Unione Petrolifera, ha ribadito come sia urgente l’adozione di «un’oculata politica dei prezzi e di pratiche commerciali che massimizzino l’efficienza e soddisfino i consumatori».
Il ministero dello Sviluppo Economico è, sin dalla sua creazione (due anni fa), nell’occhio del ciclone proprio a causa dei limiti strutturali che il nostro sistema economico ha radicati dentro di sé. Su questo tema qualcosa fece l’ex ministro Bersani. Le liberalizzazioni (parziali) hanno riguardato: professioni, assicurazioni, trasporto aereo, telefonia, mutui abitativi ed una sola voce per quanto riguarda le imprese, con la semplificazione della creazione delle stesse tramite la comunicazione al pubblico registro. Ma il risultato è stato, a parere unanime, di facciata, dato che a poco sono servite le misure adottate. Perfino l’abolizione dei costi di ricarica per la telefonia mobile è stata un insuccesso, dato che le tariffe italiane restano sempre le più costose del Vecchio Continente. Numerose le critiche giunte a Bersani, tanto che il ministero era fra quelli considerati più bollenti.
Il compito che attende Scajola per questa legislatura è cruciale, data la mole di lavoro da compiere. I mercati che necessitano di un’apertura sono molteplici e bisogna avere il coraggio di andare contro i difensori degli interessi particolari, gli stessi che hanno da sempre afflitto il nostro paese. Questo significa maggior concorrenza dove essa non c’è. Un esempio? Proprio il mercato energetico, che sta facendo molta fatica a trovare il giusto compromesso concorrenziale a causa della dimensione predominante di uno dei competitors, Eni. Sulla situazione dei carburanti si potrebbe agire da subito, eliminando le accise che gravano sul costo della benzina e del gasolio. Tasse che sono obbligatorie a livello comunitario, ma non si deve abusarne come accade in Italia, in cui paghiamo dalla Guerra d’Abissinia (1935) al rinnovo dei contratti degli autoferrotranviari (2004). Sommando tutte le accise, arriviamo a quota 25 centesimi di euro, una cifra che potrebbe alleviare la crisi petrolifera a molti cittadini.
Scajola si è già espresso in materia, affermando che «pensiamo e preferiamo mirare a un discorso settoriale che possa aiutare quelli maggiormente penalizzati dal costo della benzina e del gasolio e che essendo maggiormente penalizzati fanno crescere poi automaticamente i prezzi delle merci finali». In altre parole, niente tagli generalizzati, ma divisi per settore economico, a cominciare dai trasporti su gomma. Va bene ridurre i costi dei trasporti, in modo che anche il prezzo della merce possa abbassarsi, ma è doveroso anche agire direttamente presso i distributori, nell’ultimo anello, quello più soggetto a discrezionalità. Vale la pena ricordare come le tariffe degli autotrasportatori non abbiano subito variazioni di rilievo negli ultimi sei mesi, dato che sono soggette ad una contrattazione particolareggiata. Anche per questa ragione, lo scorso dicembre avvenne il maxi sciopero dei trasporti che mise in ginocchio il nostro paese per una settimana. Bene, cioè male, perché se il rincaro non è opera loro, qualcuno deve pur averlo fatto.
Ma quello dell’energia non è il solo caso in cui il mercato non risulta vincitore ed a rimetterci sono i prezzi al consumo e la floridità economica. Si pensi anche agli albi professionali, veri e propri covi di baronie, lobbies più o meno celate ed impenetrabili. Innovare e sviluppare l’economia significa anche rompere con tutte le vecchie tendenze che finora hanno impedito al nostro paese di spiccare il volo e prendersi il posto nello scacchiere internazionale che tutti si attendono. Innovare e sviluppare l’economia significa utilizzare le armi del capitalismo e della concorrenza in modo redditizio per tutta la cittadinanza, in modo che si possa avere un servizio migliore ad un costo minore. Sembra demagogia, ma non lo è. Innovare e sviluppare l’economia significa permettere ad un individuo che ha un progetto di metterlo in pratica e creare un’impresa nei tempi medi dell’Ue, non quattro o cinque volte tanto, come avviene ora.

Da Ragionpolitica.it del 21 Maggio 2008

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