La Bce e la paura dell’inflazione importata
La Bce ha mantenuto invariati i tassi di sconto e di riferimento al 4%. Una decisione che non ha sorpreso gli analisti, i quali auspicavano la continuazione della politica monetaria adottata per far fronte alla crisi scatenata dai famigerati subprime. Molti si domandano però se questa è sempre da considerare la via migliore per uscire indenni dal tunnel in cui siamo entrati nella scorsa estate. La crisi delle cartolarizzazioni selvagge, come è stata ribattezzata negli States, ha provocato un’enorme sacca d’incertezza sui mercati internazionali. Anche nell’economia reale si sono visti gli effetti di tale crack, soprattutto in Europa. Si perchè, come ricorda Jean-Claude Trichet, numero uno della Bce, il principale mandato dell’istituzione di Francoforte è quello di mantenere e garantire la stabilità dei prezzi. Alla luce di questo, si spiegano le preoccupazioni che hanno portato all’undicesima decisione consecutiva di un mantenimento dei tassi invariati. Il dilemma sulla crescita economica, nell’area euro bloccata all’1,7% per il 2008 e solo dell’1,8% per il 2009 (stime Ersel), non ha frenato le intenzioni di Trichet, nel consueto meeting del board della Bce, per l’occasione svoltosi ad Atene. Il trend congiunturale risente ancora delle sirene negative derivanti dagli States, ma non solo, dato che il capo dell’Eurotower non rammenta un fattore importante del settore europeo. Quella che noi percepiamo come inflazione reale dei nostri mercati, ad una più attenta lettura, sembra avere tutta la forma di quella importata. Considerando che le principali cause per cui l’inflazione è salita ai massimi livelli degli ultimi anni, fino ad oltre il 3%, sono la costante ascesa sul costo del singolo barile di greggio ed il deprezzamento del dollaro americano, si può ben comprendere il ragionamento di cui sopra.
L’errore quindi è quello di non centrare il bersaglio dell’esatta politica monetaria destinata all’Eurozona. Non tanto nel breve (o brevissimo) periodo, quanto nel medio-lungo. Le imprese, le società finanziarie e gli operatori qualificati chiedono fiducia alle istituzioni e l’annosa domanda è sempre la stessa: si devono accontentare oppure è meglio lasciare che il mercato si autoregolamenti? Il rischio è quello di sprofondare in un vortice di sudditanza nei confronti degli stessi addetti ai lavori, legittimati a fare quello che meglio credono. L’obiettivo deve essere quello di arginare la crisi sistemica che stanno vivendo i mercati e curare l’instabilità di un sistema che è stato vittima della speculazione dei singoli, in nome del mero risultato operativo, incurante degli altri sviluppi correlati. Alla luce di questo la mossa della Bce non può che essere accolta positivamente, dato che non ci si dimostra indulgenti come ha fatto nei mesi scorsi la Federal Reserve, guidata da Ben Bernanke, arrivata in ritardo e male a combattere la crisi. In primis, infatti, anche la Bce aveva deciso di fornire credito ai mercati con iniezioni di liquidità, esattamente come la compagine d’oltreoceano, ma poi è subentrata la consapevolezza che l’Europa non è l’America. Il risultato è stato una restrizione nei costo del denaro per le banche.
Ma, come visto prima, l’inflazione che stiamo subendo ha tutte le caratteristiche tipiche del prodotto d’importazione. Un fenomeno che rischia di far nascere una speculazione non da poco, grazie alle solite asimmetrie informative che fanno parte integrante della vita economica. Si pensi anche solo al mercato dei trasporti su gomma, che coprono l’85% del settore in Italia: se da una parte è vero che sono aumentati i costi concernenti i carburanti, le tariffe degli autotrasportatori non hanno subito variazioni tali da giustificare gli aumenti dei prodotti al consumo. Questo significa che si sta sfruttando il caro-petrolio per aumentare i profitti, ma chi è che agisce in questo modo, se non gli intermediari della filiera produttiva? La reale percezione economica è sempre la stessa da almeno un semestre. Si avvertono turbolenze e difficoltà. Il periodo dei bilanci è appena iniziato ed entro poco tempo sapremo chi aveva ragione, se i più timorosi oppure noi.
Da Ragionpolitica.it del 13 Maggio 2008