Si sta rasentando la follia. Dopo il tartassamento fiscale continuo da parte del Governo Prodi, durato per 20 mesi, un nuovo regalo viene donato a tutti i cittadini italiani da Vincenzo Visco. Nella giornata di ieri sul sito web dell’Agenzia delle Entrate sono apparsi tutti i dati sintetici delle dichiarazioni dei redditi degli italiani.
Gioia e giubilo, griderà qualcuno, incurante del liberticidio appena avvenuto. Ma si sa, siamo nel paese delle mille contraddizioni e delle gabole. Non appena rese disponibili tutte le cifre relative a quanto ogni persona ha percepito nel 2005, il sito è stato preso d’assalto dai visitatori, ebbri di poter mettere gli occhi sullo stipendio del vicino di casa, di scrivania e, perché no, anche di tutti i sedicenti Vips. In poche ore gli accessi hanno superato la capacità dei server in azione ed il Garante della Privacy ha preso coscienza di quello che stava accadendo. Subito l’Authority è intervenuta, facendo eliminare i dati scottanti e dimostrando una maturità senza precedenti. Molti hanno invocato la trasparenza dei redditi, adducendo che chi è senza peccati non deve avere timori. Ma qui il discorso è un altro, non c’azzecca nulla la trasparenza. In gioco v’è la libertà di ogni singolo cittadino di poter mantenere personali i dati che riguardano la sua persona, lontano dalla morbosità di chi i fatti suoi non se li è mai fatti. Il regalo che Visco ha riservato agli italiani per la fine della legislatura con il più alto carico fiscale degli ultimi dieci anni è forse il peggior ricordo di una politica fatta di vendette e sotterfugi tributari per svuotare le tasche a coloro che hanno meritato quanto hanno guadagnato e sudato.
Ma vi è una questione molto più importante, toccata solo da pochi. D’ora in poi sarà una guerra di nervi estenuante. Nelle poche ore di libero accesso alle dichiarazioni dei redditi di chiunque, sicuramente sono stati osservati con invidia (o soddisfazione) i dati del collega di lavoro, del proprio capo o, peggio, tutti sono stati nella condizione di poter sapere quanto io abbia dichiarato all’Erario nel 2005. Si rischia la guerra di nervi perché siamo in Italia, e non dobbiamo dimenticarlo. Nel paese in cui vengono alle luci della ribalta perfino le effusioni scambiate fra le coppie, nel paese di Tangentopoli, Vallettopoli e Calciopoli, stiamo per vivere una nuova pagina che animerà i salotti dell’alta società, ma anche della media e della piccola, arrivando alle discussioni da Bar Sport. Quello che è successo non ha precedenti nel mondo, tranne per i casi del Liechtenstein, con la differenza che a Vaduz v’era in corso un’indagine della polizia per capire il grado di evasione in atto nel piccolo principato. Da noi no, siamo stati messi alla berlina da chi non ha saputo governarci e con un colpo di coda che sa di mera vendetta si prende gioco di noi. Bene ha fatto il Garante della Privacy a bloccare tutta la sezione del sito, quindi. Bene, cioè male, perché in fin dei conti, l’accesso è stato consentito per molte ore ed il tam tam è stato molto veloce ed endemico, come dimostrano le pubblicazioni sui maggiori quotidiani nazionali dei dati fiscali delle persone più famose d’Italia.
Che stato è che quello che non riesce a tutelare la libertà dei propri cittadini? Quest’ultimi sono i primi che ripongono ogni volta la fiducia nelle istituzioni, che dovrebbero aiutare dove il singolo non riesce ad arrivare. Ed invece questa fiducia, ancora largamente espressa alle ultime elezioni politiche, viene tradita con pochi click su un computer, solo per poter chiudere in bellezza un biennio di lacrime e sangue per i bilanci degli italiani. Non abbiamo solo perso potere d’acquisto o tempo utile per riformare il nostro paese, dopo questa messinscena abbiamo anche perso la dignità. Quale investitore estero vorrà ancora portare le sue finanze nel nostro paese, se siamo noi i primi che le portiamo all’estero per evitare che i nostri soldi e la nostra ricchezza sia sbattuta in prima pagina?
Peccato che Visco e tutto l’esecutivo di Romano Prodi queste cose non le abbiano mai capite. Il compito che tocca quindi al premier in pectore Silvio Berlusconi è ancora più complicato. Solo che non ripete che “si può fare”, lui fa e basta.
Cazzate a buccia, neh?
—–
Che il provvedimento sia stato malgestito è evidente, data la dispartà di trattamento dei dati tra la versione analogica e la versione digitale. Ma dato che chiunque poteva già richiedere quei dati, in comune, essendo dati pubblici [nel 2001 il Garante ha respinto la richiesta di risarcimento di un cittadino non personaggio pubblico che ha visto la propria dichiarazione pubblicata], dicevo, essendo dati pubblici l’unica differenza è il boost che l’internet dà alla faccenda. Ma essendo internet una realtà che non si può evitare, è meglio che ci si abitui alle chiacchiere del Bar sport.
Aggiungendo tra l’altro che al bar sport non hanno le skill per trovare i dati, quindi che si bevano il bianchino, che io son contento di sapere che il mio ricco compagno di università non paga le tasse, mi rende una persona migliore di lui.