A quanto pare, il mercato ha vinto di nuovo. Moltissimi davano per spacciato l’aeroporto di Malpensa, ma una nuova luce brilla nel cielo lombardo, una luce che arriva da poco lontano. Lufthansa ha firmato un protocollo d’intesa con Sea, la società di gestione degli spazi aeroportuali lombardi.
La notizia era nell’aria. Ciò che infatti stupiva molto chi si fosse avvicinato anche solo di striscio alla querelle Alitalia era proprio tutto il rumore mediatico creato intorno allo scalo milanese, destinato secondo molti ad una morte veloce e dolorosa. Questo dopo il trasferimento di ben oltre la metà dei voli e delle destinazioni da Malpensa a Fiumicino. Ci fu chi invocava misure protezionistiche, come la Lega Nord, e chi si chiedeva in che modo avrebbero continuato a lavorare, come gli operatori dell’aeroporto. Ma v’erano anche voci fuori dal coro, che si domandavano come mai tutta la Lombardia si preoccupasse del futuro del suo principale scalo. Se l’hub era davvero così strategico e funzionale, ci si chiedeva, ci sarebbe stata subito una nuova compagnia aerea pronta ad occupare il posto di Alitalia e giocarsi anche la carta dell’Expo 2015, destinato a Milano. E puntuale come un orologio svizzero, ecco che arriva la notizia che fa sorridere i dipendenti di Malpensa e chi crede nei processi di mercato più d’ogni altra cosa.
Sono due le dichiarazioni rilasciate alla stampa che fanno capire che c’è ben più di un flirt fra Sea e Lufthansa. In primis quella di Giuseppe Bonomi, presidente della società italiana «L’accordo conferma la volontà di Sea di operare in stretta collaborazione con coloro che credono nello sviluppo di Malpensa e costituirà uno degli elementi fondanti del nostro prossimo Piano Industriale». Parole a cui hanno fatto seguito quelle di Karl Ulrich Garnadt, vice presidente divisione passeggeri della compagnia aerea tedesca, che ha affermato come «Milano e la Lombardia sono tra le più importanti e forti aree d’Europa ed hanno un elevato volume di passeggeri». L’accordo siglato prevede l’ingresso di nuovi aeromobili a partire dal 2009 e l’introduzione di nuove rotte, anche con le conglomerate di Lufthansa, come Air Dolomiti. Una partnership strategica, quindi, che mira a guadagnare le quote di mercato lasciate vacanti da Alitalia, anche alla luce della posizione geografica di Malpensa.
Alla luce di questo, è innegabile che saltano all’occhio alcune conclusioni. Primo, che lo scalo lombardo è stato vittima di una strumentalizzazione senza precedenti, da parte dei sindacati, della classe politica e della stessa compagnia aerea. Nell’opera di vittimismo che si era portata avanti, molti (troppi) si erano scordati che esiste un mercato e che questo opera con le logiche della produttività, delle redditività e dell’efficienza. Un discorso semplice, ma che nessuno (volutamente?) ha fatto. Malpensa, a seguito del trasferimento di gran parte dei voli targati Alitalia a Fiumicino, è diventato un obiettivo appetibile per chi, proprio a causa dell’eccessiva voglia di italianità, non era mai potuto entrare da protagonista nel gioco dell’assegnazione degli slot aeroportuali. Lufthansa non si è lasciata scappare questa ghiotta occasione ed ora che il ghiaccio è rotto è presumibile che altre offerte giungeranno a Sea. La seconda considerazione riguarda i teorici dell’intervento statale ad ogni costo, a difesa di un nazionalismo che fa rima con anacronismo. Il pensiero che un aeroporto all’eccellenza della tecnologia, in posizione strategica e con un ottimo veicolo di passeggeri come l’Expo del 2015, restasse pressoché inutilizzato era un po’ troppo pretenzioso. La deriva statalista e protezionistica che sta prendendo la nostra economia è qualcosa di estremamente dannoso, anche in ottica futura: la crescita elevata della competitività internazionale si combatte con le armi dell’innovazione e della riduzione degli sprechi (ovvero meno costi), tutte variabili che Alitalia non possedeva, ma che sia l’hub milanese (se razionalizzato) sia Lufthansa possiedono.
Il risultato è che, come molto spesso ultimamente, sono pochi ad averci visto giusto, sull’aeroporto lombardo. Ma forse, più semplicemente, Malpensa è stato solo un pretesto in più per attirare l’attenzione su Alitalia e condizionare l’opinione pubblica sulla convenienza di mantenere italiana la compagnia aerea.
Da L’Occidentale del 28 Aprile 2008