Il caso Alitalia tiene ancora banco e si prospetta una nuova fase nella storia della compagnia di bandiera. Dopo la recente dipartita di Air France-Klm, che ha ufficialmente ritirato l’offerta di acquisto presentata lo scorso 14 marzo, il Consiglio dei Ministri, riunito d’urgenza, ha optato per una scelta difficile e non scontata.
Il Viminale (e non il Tesoro) ha firmato un finanziamento straordinario di 300 milioni di euro per rimpinguare le casse ormai a secco di Alitalia. Per evitare provvedimenti dall’Ue, si è motivata l’operazione con ragioni di ordine pubblico, per salvaguardare il sostentamento del traffico aereo italiano, dato che la Commissione Europea impedisce di fornire aiuti di stato alle imprese in difficoltà finanziarie. L’ultimo prestito-ponte nei confronti di Alitalia avvenne nel 2001 e, secondo le regole comunitarie, non potevano esserne erogati altri fino al 2011. Ma con la dipartita di Air France, i tempi per trovare un nuovo acquirente si sono accorciati in modo notevole, anche tenendo conto della scarsa liquidità di cassa, circa 160 mln di euro, che possono vantare i bilanci della società della Magliana. Il maxi prestito sarà ricavato dal bilancio del Ministero dello Sviluppo Economico, erogato a tassi di mercato ed avrà un termine entro cui dovrà necessariamente essere rimborsati dalla nuova Alitalia, entro il 31 dicembre 2008. Entro 60 giorni il decreto approvato dovrà essere convertito in legge dal prossimo esecutivo, formato dal premier in pectore Silvio Berlusconi. L’iniezione di liquidità punta ad essere il veicolo per traghettare il futuro governo nel pieno della trattativa con i nuovi competitors, da concludere nel più breve tempo possibile per evitare l’applicazione della Legge Marzano, che prevede il commissariamento della società.
In realtà, le condizioni per avallare questa norma ed evitare il fallimento, sono presenti e probabilmente non sarebbe nemmeno la peggiore delle ipotesi. Sono due le prerogative per la Marzano ed entrambe sono soddisfatte dall’attuale assetto societario di Alitalia: debiti per oltre un miliardo di euro e più di mille lavoratori dipendenti da almeno un anno. Questa procedura, introdotta nel 2004, permetterebbe di salvare l’impresa dal fallimento nominando un commissario atto a ristrutturarla, con la facoltà di vendere beni o settori produttivi ai sensi dell’articolo 5 della suddetta legge. Il risanamento non sarebbe in mano agli stessi amministratori che hanno demolito dall’interno uno dei vanti dell’aviazione civile europea e mondiale. Potrebbero essere applicati, quindi, i modelli organizzativi e di gestione aziendale che meglio aumentano la competitività e l’eliminazione degli sprechi industriali, come il KaiZen od il Six Sigma, noti per essere stati introdotti nel recente riammodernamento di Fiat Group.
L’arrampicata di Alitalia per uscire dal baratro in cui è entrata non è ancora terminata e deve far riflettere questo finanziamento deciso per portar avanti una storia gestita nel peggiore dei modi. Probabile che, intorno al tavolo delle trattative, ci siano nuovamente le nove sigle sindacali che hanno fatto fuggire a gambe levate Jean-Cyril Spinetta, numero uno di Air France. Ci si dimentica però del mercato, che sta già pagando lo scotto della crisi dei subprime, e non può subire altri colpi pesanti, come quelli che sta inferendo il caso Alitalia. Lo stesso titolo in Borsa è stato vittima, negli ultimi tre mesi, di rally speculativi e conseguenti vendite selvagge, terminate con le naturali sospensioni delle contrattazioni. Basti pensare che negli ultimi due anni la quotazione a Piazza Affari ha perso oltre il 67%, passando da poco più di due euro (2,062 €) ad i 27 centesimi registrati lo scorso 18 aprile. Un mercato, quello dell’aviazione civile, che sta attendendo con impazienza di sapere di che morte deve morire la compagnia aerea italiana. Si, perché si sta solo allungando tutta la manfrina, a colpi di scaricabarile fra maggioranza ed opposizione, senza pensare alle reali necessità industriali, con la conseguenza che la fiducia degli investitori nei confronti di un risanamento societario è ormai svanita. La realtà è che si deve prendere una decisione impopolare, senza gravare sulle spalle dei contribuenti ancora per molto. Dopo 20 anni di inefficienze ed oltre 15 miliardi di debito, è lecito immaginare che nemmeno stavolta si riuscirà a trovare un accordo fra le parti.
Lasciare l’impresa in mano ai processi di mercato, per una volta tanto? Suggestivo a scriversi, impossibile da attuare, per colpa dei troppi interessi particolari in gioco. Un gioco però, che si sta rivelando al massacro per la società. Difficile che un semplice aumento del cash-flow possa risolvere tutti i problemi di Alitalia. Nel caso non si trovasse una soluzione adeguata per tutti entro la fine di luglio, forse è bene cominciare a leggere le procedure indicate dalla Legge Marzano.
Da L’Occidentale del 23 Aprile 2008