La recessione Usa è realtà?

Una parola gira sempre più spesso negli Usa. Viene utilizzata per definire questo particolare periodo storico del mondo economico, in cui la crescita è notevolmente inferiore alle attese. Si parla sempre più di recessione.
Era il luglio scorso, quando si cominciava a parlare di una nuova bolla speculativa proveniente da oltreoceano. Le notizie, inizialmente frammentarie e poco esaustive, facevano capolino solo nelle pagine economiche dei quotidiani italiani. Con i crolli a ripetizione degli indici statunitensi Dow Jones, S&P500 e Nasdaq, anche l’Europa si è resa conto che qualcosa stava mutando nel sistema economico americano dei mutui ad alto rischio d’insolvibilità, gli ormai celebri subprime. Da quei giorni vacanzieri sono passati circa sei mesi e, dopo la prima ondata di ribassi, sta arrivando la seconda, come previsto più volte dagli analisti economici. Questo per due ragioni: la presentazione dei bilanci relativi all’ultimo trimestre del 2007 e la concezione delle reali esposizioni degli istituti di credito al rischio dei mutui corrotti. L’inizio del 2008 per Wall Street è stato il peggiore di sempre, sintomo che sarebbe stato un inizio d’anno molto complicato per l’economia yankee. Ma non basta questo per spiegare la crisi che è in atto. Merrill Lynch annuncia un passivo da 15 miliardi di dollari per il quarto trimestre, JP Morgan non si pronuncia ancora sui propri bilanci ma ammette difficoltà, Goldman Sachs è sulla stessa linea d’onda delle altre due banche d’affari ed ogni giorno fallisce una società legata al mondo ed alla gestione delle ipoteche (mortgage inc.). In questo quadro poco piacevole, si sono aggiunte le frasi di Greenspan, l’ex presidente della Federal Reserve, che ha parlato apertamente di recessione. E dopo di lui, hanno cominciato a parlarne anche proprio due delle banche appena nominate, Merrill Lynch e Goldman Sachs, forse anche per trovare una causa dei loro bilanci in forte passivo, perfino oltre le più negative aspettative. Inoltre, cresce il costo del petrolio, come quello di un classico bene-rifugio come l’oro, aumentato di oltre 30$ in una singola seduta, fino a superare quota 900$ per oncia.
Ma le parole pronunciate dagli analisti sono da prendere seriamente in considerazione o sono solo un fuoco di paglia? Guardando il recente passato, sarebbe da stolti non darci peso, ma allo stesso tempo bisogna considerare il diverso concetto economico che è intrinseco negli Stati Uniti. Nel nostro paese una crescita economica dello 0,8% del Pil è considerata entusiasmante dal governo e dalla stampa. Lo stesso valore, oltreoceano, si può considerare recessione, alla luce delle cifre a cui si è abituati. Inoltre, si deve anche valutare l’incidenza della crisi subprime nelle imprese europee che hanno acquistato prodotti derivati ad alto tasso di rischio. Quello che è presumibile è una prima parte dell’anno in flessione, fino a quando non ci sarà una reale stima dell’esposizione ai debiti degli istituti di credito, americani ed europei. Recessione sì, quindi, ma molto leggera e fortemente contestualizzata, seppur con ripercussioni anche da noi, come dimostrano gli indici della borsa di Milano, legata alla City di Londra e, naturalmente, a Wall Street. La preoccupazione maggiore, tuttavia, è la corsa ai prezzi al consumo che sta avvenendo nel nostro paese. L’ipotesi di recessione potrebbe sconvolgere ancor di più un mercato già in difficoltà come il nostro, limitato nei consumi dai rincari di ogni bene, a fronte di una stagnazione dei salari. Ed è proprio questo quello che deve far riflettere il nostro governo. Sono arrivate le buone notizie relative ai conti pubblici, in leggero miglioramento. Bene, questo allora è il momento per diminuire il carico fiscale, per poter ridare potere d’acquisto alle famiglie, anche controllando i prezzi medi dei prodotti negli esercizi commerciali. Doveva essere presente Mister Prezzi, eppure non si è mai visto.
Il 2008 era atteso come un anno molto difficile ed in effetti sta dimostrando di essere ostico quanto basta per gettare delle ombre su un’economia solida come quella Usa. Sul fronte italiano, nessuna novità, siamo sempre i soliti, maccheronici, grandi incompiuti dell’economia internazionale.
Fabrizio Goria
Intanto però le banche d’affari continuano a sputare sentenze e a condizionare i mercati… da che pulpito verrebbe da dire!! Guarda oggi finmeccanica… ma che credibilità possono avere? Eppure ce l’hanno! Mah.
P.s. Mister Prezzi era con Super Pippo, Batman & Robin a fare un pokerino…
Sputano, sputano ed intanto perdono soldi, per via di speculazioni senza ritegno e senza razionalità. Credibilità ne hanno persa moltissima, dopo la crisi subprime, ed il futuro non prevede nulla di buono. Agenzie di rating, centri di certificazione dei bilanci e merchant bank hanno, già da anni, perso molti punti. Eppure dobbiamo tenercele…
Mister Prezzi mi dicono che sia con Paperinik, Ratman e Dylan Dog a giocare a Monopoli.
Cordialmente,
FG
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