L’esasperazione quotidiana

Una particolare evoluzione delle nostre città sta avvenendo, in modo inesorabile e nemmeno troppo sommesso. Un’evoluzione che avanza fra noi, fregandosene della legalità, minando la nostra sicurezza e mettendo a rischio la nostra identità nazionale, nonostante molti parlino di multiculturalismo indispensabile al nostro futuro.

L’esempio della donna 47enne seviziata ed uccisa da un cittadino romeno di 24 anni a Roma fa riscoprire il problema alle Istituzioni, che corrono subito ai ripari con un decreto-legge per l’espulsione anche ai cittadini comunitari, se si rendono colpevoli di reati. Ma scrivere di immigrazione non è mai semplice. Scadere nella demagogia è l’errore più comune, ma ancora più grave è far di tutta un’erba, un fascio. La generalizzazione non fa mai bene, ma è indiscutibile che gran parte degli immigrati che, a fiotti, giungono in Italia, vivono ai limiti della legalità imposta dal nostro ordinamento, infrangendo quotidianamente la legge e turbando la nostra esistenza tramite un accattonaggio costante, in ogni luogo delle nostre città. Non si può più sopportare l’incredibile ascesa numerica dei famigerati phone center illegali e dei kebab, ricettacoli di individui senza nessun’etica condivisibile, che rovinano pure gli angoli più rinomati delle nostre città. Stiamo perdendo la nostra identità, stiamo perdendo i nostri valori, stiamo perdendo le nostre origini, stiamo perdendo le nostre città, con interi quartieri nei quali nemmeno le forze dell’ordine possono entrare, se non adeguatamente equipaggiati in tenuta anti-sommossa.
L’immigrazione selvaggia che ancora adesso, con l’entrata della Romania nell’UE, sta aumentando in modo esponenziale creerà soltanto uno sfacelo delle nostre periferie, ridotte a ghetti, carichi di odio verso l’esterno, come può ben testimoniare il caso estivo di dissidi nella Chinatown di Milano. Bisogna aver timore ad uscire da casa dopo una determinata ora, nelle grandi città? Indubbiamente sì, nonostante l’egregio lavoro di Polizia e Carabinieri, ai quali, insieme con tutte le altre forze, va la mia più sincera solidarietà. Ma non è solo il timore che aleggia nelle nostre carni ma proprio una paura, crescente, che deriva dal fatto che troppo spesso ci sentiamo stranieri in casa nostra. Non è possibile che, dopo aver preteso di venire da noi, inosservanti della nostra legislazione, incuranti delle nostre tradizioni, pretendano ancora di avere i loro spazi, senza rispettare il nostro ordinamento normativo. Non molta acqua passerà sotto i ponti prima che l’immigrazione sarà uno dei punti di forza elettivo di alcune compagini politiche che sfrutteranno quest’incredibile miniera d’oro.
Il presidente francese Nicolas Sarkozy, al tempo dei tumulti nelle banlieues di Parigi, definì feccia la popolazione che vi ci abitava e distruggeva automobili ed ergeva barricate contro la Gendarmerie. Bene, io non mi vergogno e non mi faccio scrupoli ad utilizzare lo stesso termine per definire l’estremo degrado che ogni giorno è sotto i nostri occhi. Moltissimi la pensano come me, che l’immigrazione sia soltanto un tumore da estirpare dalla nostra nazione, ma non hanno il coraggio di dar voce ai loro pensieri. Io lo faccio perché non se ne può più, con buona pace di chi spaccia per multiculturalismo la delinquenza e la criminalità organizzata che c’impedisce di andare a prendere un gelato in modo tranquillo la sera, che c’impedisce di parcheggiare la nostra vettura senza aver timore di trovarla deturpata se non si paga l’obolo all’accattone di turno, che c’impedisce di fermarci al semaforo tranquillamente senza avere chi rompe l’anima per lavare un parabrezza già terso, che c’impedisce di utilizzare i mezzi pubblici senza evitare il fetore emanato e senza rischiare di essere rapinati o peggio molestati.

Non ci può essere comprensione contro chi rovina quello che i nostri avi hanno costruito con forza, sudore, tenacia, testardaggine e che ora vedono stuprato della sua identità. Una società troppo aperta ha creato le conseguenze che tutti vediamo indistintamente. Tornare indietro si può e si deve, perché il sentimento che aleggia in ogni animo, tranne quello degli irriducibili pacifisti è solo uno. Quello dell’esasperazione.

6 Responses to “L’esasperazione quotidiana”

  1. va beh.

  2. Va beh ! Oggi a me domani a te, questo ti auguro.

    La dice tutta sulla decadenza, è una frase che significa tanto devo morire, ed è giusto chi l’ha scritta pensa di morire, è un dato di fatto per lui.
    Ma noi non siamo fatti della stessa pasta, noi pensiamo di poter ancora dire qualche parola al mondo sul fatto che questo paese si chiami Italia.
    Peccato che la classe che ci governa non valga un fico secco, sia di destra che di sinistra sia chiaro.
    La globalizzazione è una caxxata pazzesca per dirla con le parole di Fantozziana mermoria, ed anche i liberismo alla Cicago Boys merita lo stesso lapidario giudizio.

    Incontro sempre di più gente rassegnata, che vergogna ma che cosa state al mondo a fare ?

    Io voglio fare un sacco di punti nella mia vita, sulla mia tomba c’è scritto “consumato dalla vita” non morto, come sei tu già ora che scrivi “va beh !”

    Tira fuori un pò di palle se sei un Italiano !

  3. Egregio giuseppe rossi, in poche righe hai dimostrato di essere tutto ciò che non vorrò mai essere:
    -ignorante (si scrive Chicago)
    -violento a parole
    -violento a parole MA autocensurantesi per una pochezza come scrivere “cazzata”.
    -xenofobo e razzista (non lo so, ma ne sono certo)

  4. Patetica risposta

    “Egregio….” e ben 5 righe, ragazzi 5 righe !

    La correzione degli errori grammaticali compiuti in un momento di stanchezza è disarmante nella sua banalità tutto qui ?

    Xenofobo razzista, che altro pedofilo ?

    Le solite cose dette quando non si sa che dire, una discreta percentuale dei miei colleghi è di colore, divisi fra Africa ed India, qualcuno di loro è anche un buon amico, domani mattina proverò a chiedere se ravvisano in me comportamenti razzisti, sono padrino del figlio di uno di loro ehm… strano se sono un razzista non dovrei avere questo genere di rapporti.

    Vorrei raccontare lo schifo che ha accolto questa notizia al caffè, c’eravamo tutti bianchi e neri, non c’erano differenze di opinione e sui rimedi da adottare, io lavoro già in una realtà multirazziale nella quale sono perfettamente integrato, e questo mi da del razzista.

    La tua è la risposta tipica di qualcuno che si è autosantificato, e che si fa bello dicendo come dobbiamo essere tutti bravi e buoni perchè il nostro dovere è l’accoglienza incondizionata, anche dei delinquenti.
    Peccato che poi queste cose le paga una povera donna che non aveva alcuna colpa, e lui patetico “va beh !”.

    Svegliati, guarda che nessuno vuole fare del razzismo o applicare la legge del taglione come la tua testolina ha pensato subito, ci basta che le leggi vengano applicate e fatte osservare.

    In questo modo si separerebbe il lordume dagli elementi positivi che sono qui per lavorare ed essere parte attiva e valida della comunità Italiana.
    In Italia viene la peggiore delinquenza, perchè è ormai risaputo che le leggi non vengono fatte rispettare e possono fare quello che vogliono, male che vada ci sarà qualcuno che gli offrirà 40.000 euro per il racconto che spiega come ha ammazzato 4 innocenti, e troverà anche un agente per gestire la sua immagine di assassino.
    Questa cosa la dice lunga su quale genere di paese siamo diventati.

    Sei vuoto, o stai morendo o forse sei già morto, ma come dici tu

    “Va beh”

    P.S.
    Ti faccio contento, godi..
    Washingtong
    Honk Koing
    New Deli
    Cicagoh
    Giovannesburgh
    La Pas

    Così per un pò di giorni sei contento, ci saranno magari anche altri errori, ma non ho voglia di rileggermi il post, e sinceramente non me ne importa nulla.

  5. egregio giovanni rossi, con furia iconoclasta dovrò svelarti un segreto: sono un amico nella real life di Goria.
    il mio “va beh” era dedicato al suo scrivere un po’ magniloquente con cui spesso lo taccio attraverso anche inside jokes ripetuti fino allo stremo (fabrizio, sei un povero).
    Non intervenivo nella discussione interpretando una qualche idea a proposito dello zingaro assassino.

    Tu invece ti sei lanciato in una filippica nazionalista ridicola, dove le punte di patetismo sono state toccate dai richiami della tua real life*. Adducendomi idee che TU hai pensato che il mio “va beh” nascondesse. Non ti sneti un po’ idiota, adesso?

    Va beh.

    *consiglio, per meglio comprendere le mie idee a tal riguardo, questa lettura: http://www.7yearwinter.com/2007/10/sputare-in-faccia-agli-stupidi-come-forma-di-nutrimento/

  6. Io ho capito il primo commento di Priedavat e questo basta. So bene che non era cattivo e non faceva riferimenti espliciti al contenuto dell’articolo. E’ stato solo un malinteso, tutto quì.

    Cordialmente,

    FG

    PS: Priedavat, stai tranquillo che i tuoi commenti vengono capiti e lo so che sono un povero. ;-)

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